Cessione di credito pro solvendo: sì alla deducibilità

20.02.2014 12:21

Un credito ceduto pro solvendo, vale a dire conservando il rischio dell’inadempimento da parte del debitore, può essere iscritto in bilancio quale accantonamento data la persistenza del rischio per il cedente?

La giurisprudenza si è evoluta nel tempo in senso favorevole a questa soluzione. Infatti, già con la sentenza n. 13803 del 2005, la Corte di Cassazione affermava che nel caso in cui un credito venga ceduto pro solvendo, è legittimo (e può essere dedotto dal reddito d’impresa) l’accantonamento di tale importo nel fondo rischi su crediti sia per il cessionario che per il cedente.

E’ evidente che, in caso di inadempimento da parte del debitore, si avrebbe una “retrocessione” del debito e ciò rappresenta l’elemento centrale in quanto ad assumere rilevanza da un punto di vista fiscale e contabile è l’individuazione del soggetto che sopporta il rischio. E’ questo uno dei principi affermati in materia dalla Cassazione (si veda, sul punto, sentenza n. 1408/2003).

Più di recente, ribaltando il giudizio espresso da una Commissione tributaria regionale, la Corte di Cassazione ha ribadito tale orientamento sottolineando, con la sentenza n. 14337 del 30 giugno 2011, l’assoluta legittimità dell’iscrizione in bilancio dell’accantonamento relativo alla cessione di crediti pro solvendo per i quali persista una posizione di rischio per il cedente.

Tuttavia, nonostante tale affermazione ormai consolidata da parte della giurisprudenza, l’amministrazione finanziaria rimane ancorata ad una prassi amministrativa superata da tempo e contenuta in una circolare del 1987 (circolare n. 19/1987).

Sarebbe assai auspicabile un tempestivo cambio di rotta da parte del fisco; semplicemente prendendo atto dell’evoluzione giurisprudenziale in materia di factoring senza la necessità di incardinare giudizi dall’esito nefasto che finiscono per gravare inevitabilmente sui contribuenti.

Prima di pagare, informati!

Dott. Giuseppe Mecca

dott.mecca.giuseppe@gmail.com

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