FRODI CAROSELLO: OCCORRE UNA PROVA “CONVINCENTE”

13.02.2014 10:05

L’Agenzia delle Entrate ipotizzava una frode carosello nei confronti di un contribuente accusandolo di aver detratto IVA sulla base di fatture emesse da un soggetto interposto, fiscalmente inesistente, il quale non aveva mai provveduto al pagamento delle imposte.

La Commissione tributaria provinciale di Lecco, investita della questione, ha affermato (sentenza n. 129/02/13) un concetto molto importante: ai fini del disconoscimento della detrazione IVA legata ad una frode carosello, l’amministrazione deve fornire una prova “convincente”; infatti, affermano i Giudici, “è l’amministrazione a dover dimostrare, con elementi oggettivi e concreti, che il soggetto interessato sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che l’operazione era iscritta in una pratica evasiva”.

In tal senso a nulla rilevano l’eventuale agevolazione nel prezzo concessa da parte del soggetto fittizio né il mancato versamento d’imposta da parte del venditore (o finanche la mancata dichiarazione dei redditi da parte di quest’ultimo) in quanto tali informazioni “non risultano da visura camerale né sono conoscibili da un cliente nel rapporto con il fornitore”.

Infine, l’esclusione del coinvolgimento del contribuente nell’evasione è stata avvalorata anche dalla lunga vita della società venditrice che costituiva, in linea generale, un elemento di affidamento per l’acquirente.

Con tali motivazione i Giudici di Lecco hanno accolto il ricorso del contribuente escludendo la sua partecipazione nella pratica evasiva e condannando l’Agenzia delle Entrate.

Prima di pagare, informati!

Dott. Giuseppe Mecca

dott.mecca.giuseppe@gmail.com

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