LA TASSA SUI TELEFONINI: CI TOCCA!

10.04.2014 10:54

La tassa di concessione governativa sui telefonini, tornata di “moda” con l’ordinanza della Cassazione n. 12056 del 17 maggio 2013, è dovuta per "legge"! L'indicazione, infatti, è contenuta nel testo di legge recante disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero.

La norma in esame, ex articolo 21 della tariffa annessa al Dpr 641/1972, prevede che le disposizioni dell'articolo 160 del Codice delle comunicazioni elettriche di cui al Dlgs 259/2003, richiamate da tale articolo "si interpretano nel senso che per stazioni radioelettriche si intendono anche le apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione". Dunque, la norma considera dovuta la tassa di concessione governativa, di importo pari a 12,91 euro mensili per ogni telefonino.

È interessante considerare che in caso di dichiarazione di illegittimità del prelievo da parte delle sezioni unite potremmo assistere al rischio di innumerevoli richieste di rimborso di quanto pagato per 10 anni, trattandosi appunto di un indebito versamento, ed ecco perché il Governo vuole evitare rimborsi per centinaia di milioni.

Il caso - Sentenza [tratto da Sole 24 ore]: La controversia parte da alcune richieste di rimborso avanzate dai Comuni. Dopo una prima sentenza (n. 8825/2012), la Cassazione, con l'ordinanza 12056/2013, ha ritenuto di rimettere la questione all'esame delle sezioni unite, anche per via del gran numero delle cause ancora pendenti innanzi alla Cassazione e dal numero di Comuni coinvolti, che grazie al supporto di varie Anci regionali, come quella dell'Emilia Romagna e del Veneto, hanno presentato numerosi ricorsi collettivi. La tesi delle Entrate si fonda sull'assunto che il presupposto della tassa è rappresentato dal contratto di abbonamento, ancora oggi previsto dall'articolo 3, comma 2 del Dm 33/1990. 

Il contratto sottoscritto dalla società, pur non essendo un provvedimento amministrativo, sostituirebbe ad ogni effetto la licenza di stazione radio richiamata dall'articolo 21 della tariffa allegata al Dpr 641/1972.

Ad avviso dei Comuni, invece, con la liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione ad opera del Dlgs 259/2003 si è realizzata la privatizzazione del servizio pubblico. Il contratto di abbonamento di diritto privato (articolo 1 del Dlgs 259/2003) non può essere assimilato al documento che in base alla previgente normativa attestava la condizione di abbonato al servizio pubblico.

Inoltre, l'articolo 21 della tariffa allegata al Dpr 641/1972 richiama l'articolo 318 del Dpr 156/1973, a sua volta abrogato dal Dlgs 259/2003 , e ciò sarebbe sufficiente a far ritenere la tassa non più dovuta.

Come finirà? Vi terremo aggiornati!

Dott. Fabio Labella

fabiolabella@gmail.com

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